| IL "BENESSERE" DELLA SCUOLA LOMBARDA-VENETA |
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Quasi 2.000 posti in meno nella scuola del Veneto. Quello che invece i due esponenti del principale partito italiano sembrano ignorare, sono le cause di quanto sta accadendo, ed i rimedi da proporre. In sintesi infatti, le proposte della destra italiana per l’istruzione dei giovani sono l’azzeramento delle graduatorie nazionali, la valorizzazione del merito, la parità assoluta tra istituti privati e statali. Proposte ispirate da un’affannosa rincorsa a temi pseudo-federalisti basate su una concezione ottocentesca imposta dalla Lega ma che in realtà poco giovamento porterebbero all’istruzione dei nostri ragazzi. Innanzitutto la scuola italiana ha una delle sue ricchezze culturali proprio nell’eterogeneità del personale. Cosa sarebbe la scuola del nord senza l’enorme risorsa umana rappresentata dagli insegnanti di tutta Italia? La Donazzan e Formigoni di ciò sono ben coscienti infatti dichiarano di non voler rinunciare all’apporto di questi insegnanti ma, probabilmente per ragioni di consenso, propongo di legare al territorio la classe docente imponendo la residenza quinquennale. In questo senso la proposta di regionalizzazione avrebbe come unico risultato un’inutile imposizione visto che di fatto (ad eccezione di rari casi) la permanenza già avviene. Tutto ciò però, com’è ovvio, accentuerebbe la gravità del secondo problema individuato dagli esponenti del PdL lombardo-veneto, il benessere del corpo docente e del personale scolastico tutto. Avremmo infatti docenti costretti a vivere lontani da casa oltre che dalla realtà delle cose, anche da una legge che di fatto sembra limitare la libertà individuale. Il tutto con buona pace della qualità dell’insegnamento. Ne più gratificante per il personale scolastico, sarebbe portare avanti una politica del merito che, incaricando dell’assunzione i singoli Dirigenti Scolastici oberati dalle riduzioni d’organico, impegnati nella continua ricerca delle risorse economiche per colpa dei tagli, potrebbero scegliere di identificare come merito la mansuetudine e la disponibilità ad aderire alle loro linee programmatiche piuttosto che lo spirito critico e la dialettica interna. Piccole corti in piccole scuole, questo il risultato per la battaglia per il merito delle destre italiane. Valutare il merito, nella scuola italiana (prodotto della cultura italiana), è arduo poichè oggi può avvenire solo su dati legati alla spesa, all’effettiva realizzazione della parte organizzativa dei Piani di Offerta Formativa e alla quantità di conoscenze acquisite dagli alunni, il che è ben poco per una scuola che pretende di puntare all’efficacia delle competenze. Infine la parità tra scuola statale e privata. Visto quanto gli ultimi governi si sono prodigati ad esaudire le richieste degli Istituti privati piuttosto che vigilare sull’adempimento dei doveri, ponendo così la scuola privata in posizione di vantaggio rispetto alla statale, sarebbe auspicabile la parità. Considerando che gli istituti privati oltre a poter contare sulle munifiche rette versate dalle famiglie, oltre a poter di fatto selezionare l’utenza, godono ormai da tempo dei finanziamenti statali, la parità sarebbe un bel traguardo. Ma è prevedibile che il governo Berlusconi ed il suo Ministro dell’Istruzione, soprattutto dopo il rinsaldarsi dei rapporti con la Città del Vaticano, non intendano agire per quest’idea di parità. L’assoluta parità evocata da Formigoni sembra piuttosto il modo per giustificare altri vantaggi per le scuole private. Intanto comunque, il Governo nazionale, proprio per rendere efficace ed efficiente il sistemo di istruzione statale, insiste coi tagli, 25000 docenti, 15000 ATA. Quasi 2000 posti di lavoro in meno nel Veneto. Ore tagliate alle scuole secondario di I e soprattutto di II grado. Le cause di tutto ciò risiedono evidentemente nel tentativo della classe politica al potere di abbassare il livello di qualità di quell’istruzione pubblica. Una scuola efficiente è in grado di guidare i giovani italiani nella formazione di uno spirito critico che ormai è visto con sospetto dai pochi in grado di gestire il potere in Italia. Tagliare i fondi, impedire gli spostamenti del personale, stabilire standard di merito limitando la dialettica nelle scuole trasformando i docenti in semplici esecutori delle direttive statali o peggio regionali, non è certo una soluzione accettabile. Non è certo una soluzione accettabile per noi socialisti. La sinistra, il socialismo italiano hanno visto nell’istruzione statale per tutti, il primario strumento di emancipazione degli individui nelle comunità e per far ciò non può accettare né tagli ai finanziamenti, né limitazioni all’autonomia dell’insegnamento. I socialisti sanno bene quanto una scuola statale efficiente possa essere strumento di emancipazione dei molti. I socialsti italiani sanno, quanto il personale ATA, i docenti ed i Dirigenti Scolastici stanno facendo per salvaguardare la scuola statale nonostante tutto. Ma oggi servono più fondi per l’istruzione, per le strutture e per gli stipendi, una reale autonomia didattica per quelle scuole e quei docenti che sono arrivati allo stremo. Questi gli obiettivi dei socialisti, in Italia ed in Veneto. Luca Fantò
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