SOCIALISTI. PROVE DI ALLEANZA RIFORMISTA, NEL NOME DI NENNI

di Marco La Greca
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da leragioni.it

I socialisti provano a ripartire da Nenni. e da Bersani. L’occasione è il convegno del 17 dicembre, a Roma, per il trentennale della morte dello storico leader. La sala (al residence di Ripetta) è affollata, prevalentemente, di volti socialisti, di ieri e di oggi. Ospite d’onore il segretario PD, accolto con cortesia e amicizia ma senza complessi di inferiorità. Assente giustificato Casini, per “impegni di aula”. C’è aria di intesa tra i presenti; è chiara l’apertura di Bersani alla piccola pattuglia guidata da Nencini, da poco uscita, dopo molto esitare, da SEL; altrettanto chiara la gratitudine

 provata dai socialisti verso l’attuale leader piddino, almeno pari al livore covato verso Veltroni e la sua autosufficienza. Ricordate i fischi a Berlinguer, al congresso di Verona del 1984, e la famosa dichiarazione di Craxi sul non aver fischiato solo perché non ne era capace? Anche Nencini ha la sua piccola Verona e ricorda i fischi a Veltroni, al congresso di Montecatini del 2008. Capto un commento: “c’ero, nun ho fischiato solo perché speravo de menaje”. E Nenni? Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio, la rivista fondata, per l’appunto, dal leader romagnolo, che da qualche mese ha ripreso le pubblicazioni (davvero interessante il numero monografico di questo mese), ne ricorda tre fasi: quella contro “l’agitazionismo fine a se stesso”, all’inizio degli anni venti, poi l’immediato dopoguerra,  con l’affermazione della repubblica, e, all’inizio degli anni sessanta, l’avvio del centrosinistra. Bersani stabilisce un parallelismo tra quest’ultima fase, con le masse popolari che, per la prima volta, partecipano al governo del paese, e un’altra grande stagione di riforme, quella del compromesso storico, con importanti, anche se non riconosciuti, cambiamenti nella società italiana (l’istituzione del servizio sanitario nazionale, la legge sulla chiusura dei manicomi, quella sull’aborto); la prima stagione interrotta dal “rumor di sciabole”, la seconda dall’uccisione di Moro. Nencini ricorda la vocazione nenniana per una sinistra di governo, alla ricerca dell’alternativa allo schieramento di centrodestra; su questo ponte lanciato verso l’oggi sembra salire Bersani quando dichiara di voler definire il PD proprio nell’essere una forza “non di opposizione ma di alternativa”.
Fa effetto, e non è certo un male, questa unità di intenti tra i socialisti di oggi e i comunisti di ieri. Fa effetto, in particolare, che ad usare il termine “compagno” siano solo i primi, però piano, sottovoce, per non imbarazzare troppo l’ospite. Ne è passato di tempo da quando si dividevano sull’Ungheria, poi sui carri armati a Praga. Ne è passato anche da quando Bettino e Akel si davano reciprocamente dello stalinista e del ladro: i favolosi anni 80. All’alba dei quali, esattamente il primo giorno del decennio, opportunamente Nenni decise di andare via. Troppo diversa l’Italia che stava per arrivare.
Fino all’oggi, con i socialisti intorno all’uno per cento ed il PD che  sarà pure al trenta, o giù di lì, ma cosa sia, esattamente, mica si è ancora capito. L’applauso più intenso è per Bersani quando dice “veniamo della stessa storia e questo, alla fine, ci fa sempre incontrare”. Già, incontrare. Riunire, però, mai?

28 dicembre 2009

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